Ph: Armando Di Antonio

All’Accademia di Belle Arti di Bologna , proposi una tesi sul futurismo, con il tema centrale dell’arte come gioco, sottolineando sempre il gesto spontaneo,
il pensiero laterale, l’approccio esperienziale e fisico, come indispensabile nel lavoro artistico.

La contaminazione espressiva, il rapporto fra i diversi linguaggi, “l’alto” ed il “basso”, l’aulico ed il popolare, gli aspetti per me più interessanti.

Gli anni della formazione ruotano attorno alle prime esperienze pittoriche, assimilando le tecniche tradizionali, anni in cui iniziava ad imporsi l’era digitale. La generazione a cui appartengo ha vissuto in prima persona l’evoluzione tecnologica. Il rapporto fra la tradizione e le nuove possibilità multimediali imponeva un approccio eclettico e trasversale.

L’illustrazione, la grafica e il design hanno accompagnato parallelamente la ricerca pittorica, alternandomi per lunghi periodi tra i vari ambiti espressivi.

Dopo l’Accademia ho avuto l’onore di frequentare la prima edizione della scuola di fumetto “Zio Feiningher” entrando in contatto con personaggi ed autori del gruppo Valvoline a Bologna (Andrea Pazienza, Daniele Brolli, Igort, etc.)

Oltra alla partecipazione a varie collettive di pittura ho collaborato con diverse realtà editoriali come come Frigidaire, “il Manifesto”, “il Gambero rosso”,etc. realizzando illustrazioni per quotidiani, periodici e prodotti per l’infanzia.

Dal 2010 inizia la collaborazione come graphic designer per diverse aziende
di moda come Napapijri, The North Face, Adidas etc. Parallelamente ho partecipato con diverse opere in rassegne culturali in Abruzzo ed in Italia.

Tutta la mia carriera artistica è caratterizzata dall’espressione nei vari linguaggi e l’utilizzo delle tecniche tradizionale e delle nuove tecnologie.

Nelle opere del progetto VITE, la manualità torna centrale instaurando un nuovo equilibrio con il supporto tecnologico digitale. I dipinti ed i disegni si presentano come segni dell’anima, come espressione irripetibile della nostra umanità. Senza dimenticare l’enorme possibilità tecnica offerta dal digitale, non dobbiamo dimenticare di essere gli artefici, di essere coloro che accendono e controllano il software a nostra disposizione, per i nostri desideri.

Dopo un primo studio, attraverso il primo disegno a matita passo spesso del tempo al computer per ingrandire, variantare o a montare con diversi materiali simulati gli elementi manuali acquisiti, ed ho la possibilità di verificare risultati che manualmente non avrei mai potuto realizzare.

La mostra VITE non si pone come un atto romantico o fuga dal mondo del pixel, bensi’ come una presa di coscienza, forse da poter trasmettere anche ai più giovani: i risultati artistici, le idee, non possono essere suggeriti dal mezzo elettronico, devono essere guidati dalla nostra interiorità, nell’integrazione del gesto umano con quello tecnologico.

Così abbiamo una buona possibilità di comprendere che non tutto oggi è replicabile dal computer, e che nulla può essere originale come un disegno o un dipinto, che, di fatto, è unico.